Conosco Elisa Lanna da quella che definirei un’eternità rapportata ai tempi dei social. Ovvero, ci siamo conosciute virtualmente attraverso un’iniziativa straordinaria quale il gruppo Artigianato E Design-a su Facebook, fondato anni fa dalla straordinaria Serena Ciarcià, che era diventato il mio luogo del cuore dove scoprire artigiani e artisti di cui parlare nella mia rivista Capodopera.
Attraverso Serena ho incontrato davvero tante persone straordinarie, alcune delle quali sono diventate amiche carissime, non soltanto virtuali.
Elisa non ho ancora avuto il piacere di incontrarla fisicamente ma è come se fosse già avvenuto mille volte.
I suoi lavori artistici, improntati su un riuso consapevole e creativo, mi legano a lei a doppia mandata perché rispecchiano uno spirito così affine al mio da sentirla in sintonia profonda.
Per questo motivo, credo un paio di anni fa, ho cominciato a chiederle se avesse in progetto di fare qualcosa di attinente allo spazio, unendo così i messaggi che stanno alla base della mia arte: l’ambiente, con il concetto di sostenibilità, e l’appartenenza di tutti noi al Cosmo.
Inizialmente ne fu entusiasta ma quando abbiamo iniziato a confrontarci su ciò che io mi aspettavo da lei, piano piano questo entusiasmo è scemato.
Dovete sapere che Elisa realizza gioielli con scarti di metallo e plastica provenienti principalmente da bottiglie e lattine.
Crea pezzi unici e straordinari per tecnica e impatto emotivo.
Elisa non è solo un’artigiana ma un’artista a tutto tondo.
L’ho capito man mano che queste mie richieste non riuscivano ad agganciarla.
Lo capivo e non insistevo ma ero dispiaciuta di non riuscire ad avere il mio gioiello come io lo immaginavo.
Abbiamo così lasciato in sospeso la mia richiesta, entrambe fiduciose che il momento giusto sarebbe arrivato.
Ma è arrivato in maniera molto diversa da come mi aspettavo.
Quando ho smesso di pensare a come volevo il mio gioiello mi sono imbattuta in un suo post in cui presentava questa galassia che ora indosso.
Era lei.
Non l’avevo chiesta, non l’avevo pensata.
È semplicemente arrivata.
Dall’incontro non forzato tra l’ispirazione dell’artista e le aspirazioni del cliente.
Ora. Cosa ho imparato da questa storia.
Io dico sempre che non lavoro su commissione proprio perché non voglio sottomettermi alle aspettative di un’altra persona. Mi sembra di abbassare il tiro della mia arte.
Fatico moltissimo. Non mi sembra più mia.
Ancora prima di iniziare già non mi appartiene più. Emotivamente non è per niente bello.
Quando realizzo un lavoro d’arte lo so che prima o poi non sarà più una mia proprietà, fisicamente, ma l’appartenenza al mio stato d’animo, quella ci sarà sempre.
Se inizio l’opera pensando che devo soddisfare qualcosa che è nella mente di un’altra persona è estremamente faticoso per me, soprattutto se nella mia mente il messaggio è molto chiaro e si rifiuta di sottostare a quello di un’altro.
Poi si sa che l’interpretazione del pubblico sarà diversa da ciò che l’artista intendeva. Questo è chiaro. Ma l’anima che tu ci hai messo dentro è unica ed è solo tua.
Ecco. Pur sapendo tutto questo ho cercato di spingere l’anima di Elisa verso qualcosa che non la rappresentava pienamente e me ne dispiaccio perché sono stata la cliente che io non vorrei avere.
Non mi fraintendete, non intendo dire che il lavoro su commissione sia sbagliato. Anzi, io ammiro moltissimo chi riesce a empatizzare con il cliente al punto da riuscire a produrre un’opera che lo rispecchi senza perdere la propria anima. Io però non ci riesco e forse ci devo lavorare ancora su di me, o forse no, non è necessario. So solo che andrò avanti e mi evolverò di conseguenza.
Ma intanto questa piccola vicenda con Elisa mi ha insegnato che a volte non ci accorgiamo che stiamo chiedendo agli altri qualcosa che non vorremmo fosse chiesto a noi e per questo dobbiamo sempre ricordarci di esercitare quel dono straordinario che è l’empatia.
E ora indosso il mio nuovo girocollo – che si affiancherà al mio storico di Alien – quando dipingerò le mie galassie in live painting.
Sarà un modo per connettermi ancora di più al Cosmo che ci lega.
Eʟɪsᴀ Lᴀɴɴᴀ.
Nᴇʙᴜʟᴏsᴀ “Mᴀʀɢʜᴇʀɪᴛᴀ”
Gɪʀᴏᴄᴏʟʟᴏ ɪɴ ᴀʟʟᴜᴍɪɴɪᴏ ʀᴇᴄᴜᴘᴇʀᴀᴛᴏ.
Tutto, dalla spedizione al packaging, è stato fatto con materiale riciclato con invito al riuso.
La scatolina e il segnalibro, di cui mi ha fatto graditissima sorpresa, ricavati da un calendario, sono uno stupendo esempio di riciclo creativo che conserverò con cura.
Grazie Elisa!
